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Travel Enjoy Respect: il turismo responsabile nel 2017

Pubblicato il 12/04/2017 alle 09:26

Il 2017 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite come l’anno del Turismo Sostenibile. 

Scegliere e fare del turismo sostenibile non significa, infatti, limitarsi a viaggiare con mezzi pubblici, in regioni del mondo poco sviluppate, per andare a dormire in capanne.

Il turismo ha molto a che fare con quel che siamo e quel che vogliamo diventare: una volta c’erano le vacanze, un tempo in cui sgravarsi dai pesi quotidiani. Ora invece il viaggio è un’oasi di straordinarietà, dove coltivare quella parte di noi stessi che non riusciamo a far crescere nella quotidianità, è un tempo identitario che ci racconta e ci definisce agli occhi degli altri (pensate a chi sceglie di viaggiare a piedi o in bici: più lentamente si attraversa un territorio e più s’instaura una relazione empatica col paesaggio e i suoi abitanti). È una questione d’impronte. Impronte energetiche e culturali. Riguarda quel che consumi, quel che prendi e quel che dai quando viaggi, non solo dove viaggi o dove dormi.

Il nostro viaggio ha sempre un riflesso sulla cultura locale, anche quando non lo cerchiamo, perché produce un impatto – negativo o positivo – sugli equilibri economici e sociali. Queste conseguenze si avvertiranno sempre più perché è in costante aumento la domanda di turismo esperienziale che richiede un maggiore e migliore contatto con le culture locali che però, spesso fragili, sono da tutelare e rafforzare perché non siano danneggiate dai flussi turistici, ma ne ricavino anzi dei vantaggi. Insomma, è tempo di fare del “Business as usual” qualcosa di differente: dai venticinque milioni di turisti internazionali degli anni ’50, siamo passati al miliardo e duecento milioni di oggi, destinato a raddoppiare in venti anni. Il turismo sostenibile, quello che connette le persone con le persone, le idee con le idee e le persone con le idee, ti porta ad intrattenere con il territorio una relazione complessa, fatta di interdipendenze, ma soprattutto di empatia che trasforma il viaggio in un bene relazionale, un incontro esperienziale che sfocia in una relazione benefica e beneaugurante. 

Il viaggio, allora, diventa un orizzonte mentale ed emotivo in divenire aperto, cangiante e intriso di socievolezza e cultura civile entro cui collocarsi e collocare la propria libertà e le intelligenze plurime di cui siamo portatori quando si agisce localmente e si pensa globalmente.

Fonte: Il Post



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