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San Lorenzello (BN), la Grotta di Futa: è qui che nacque il Mito

Pubblicato il 11/04/2017 alle 11:37

San Lorenzello (Bn) la Grotta di Futa: è qui che nacque il mito

Incastonata nel cuore dell’imponente Pineta del Monterbano, verdeggiante e ricca di aromatiche erbe officinali, sorge annidata nelle boscaglie, la ‘’grotta di Futa’’, il mito, la prima dimora. E’ da qui, da questo luogo incantato, che il vento, coccolati i rami, attraverso piccoli e colorati sentieri, sussurra piano all’orecchio del visitatore, una pagina della leggenda legata alla fondazione del borgo medioevale di San Lorenzello, centro della Valle del Titerno. Questa spaccatura nella roccia, di indubbia natura carsica, rappresenta la prima leggendaria dimora dei profughi Filippo e Rosita, in fuga tra le migliaia di telesini, dalle feroci truppe saracene (864 d.C.) una coppia che la profezia di una gitana rivelerà fondatrice del primitivo nucleo antico laurentino le ‘Mura Filippo’, ubicate proprio a ridosso delle rigogliose falde del monte. Come uno scultore che modella l’argilla, così i meandri del sottosuolo, donano queste pareti di roccia, particolarità geologiche che nel loro insieme armonico, richiamano lo sguardo, quasi a protezione, data la conformità e la loro funzione originaria. Le falde del Monte, correndo a forma di semicerchio, sono lambite dalle fresche acque del Titerno che appena sbucate selvagge e immacolate dalle altezze nevose del Mutria, rallentano in frenetica corsa, quasi beate, tra tanto verde. Un luogo dove poter nutrire i nostri occhi con immagini di natura incontaminata, dove poter abbandonare la nostra frenetica routine e lasciarci rapire delle meraviglie che l’uomo non può imitare, né costruire. Giù in paese, poco o nulla fa presagire la presenza di questi antri misteriosi che seppur frutto di un mito, attendono di essere adeguatamente valorizzati e conosciuti, rendendoli accessibili e visitabili, attraverso un percorso di trekking che interessi l’intera Valle Santa, con la creazione di una colonia montana, perché il turismo del terzo millennio è improntato sempre più sulla qualità, sinonimo di ambiente, cultura, arte, una miscela di sensazioni per rivivere la magia della profezia. Solo superando i nostri timori, le paure che spesso proviamo di fronte ai misteri del sottosuolo, possiamo diventare partecipi di una realtà meravigliosa che ci viene offerta così sinceramente, da madre Natura. La grotta di Futa ne è un esempio mirabile, immersa in una vegetazione fitta, riesce ancora oggi a celare i suoi segreti più reconditi. Solo in questi ultimi mesi la storia di Filippo Lavorgna, compresa la grotta e la San Lorenzello medioevale stanno tornando alla ribalta, e non solo per citazioni editoriali, grazie alla ricostruzione in chiave teatrale, dell’intera leggenda, da parte dello scrittore e storico locale mons. Nicola Vigliotti, già autore di pubblicazioni riguardanti il territorio.

Autore: Milena Mancini



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